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Le trasformazioni edilizie e la vita contadina |
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La struttura dei fabbricati rurali ha subito numerosi mutamenti, soprattutto in conseguenza al consistente calo demografico,all’invecchiamento della popolazione residente e al semi-spopolamento dei comuni agricoli da una parte, e dell’avvento della meccanizzazione da un’altra. La storia di tale complesso inizia nel 1830, con la ripresa dell’agricoltura, quando la grande proprietà assume una funzione di progresso e di sviluppo, in seguito all’alienazioni di beni feudali e soprattutto ecclesiastici. Con una miglior pianificazione della produzione e l’introduzione di perfezionamenti tecnici, la grande azienda passa all’avanguardia e va trasformandosi per tutto l’800: si sviluppano altre colture complementari , aumenta il numero del bestiame e ciò comporta un aumento dell’attrezzatura edilizia che caratterizza la grande corte vercellese.
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Tra il 1896 e il 1914, la densità della popolazione agricola raggiunge il massimo, grazie anche alla conservazione dell’equilibrio tra industria e agricoltura, in quanto la prima non riesce ancora a togliere braccia all’agricoltura. |
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Un esempio rilevante per comprendere i mutamenti avvenuti all’interno della cascina a corte nel primo '900 è costituito dalla tenuta e dal castello di Sali, la cui ristrutturazione è iniziata a partire dal 1910. Tale opera non deve essere etichettata come un freddo intervento edilizio di riorganizzazione delle attività aziendali, ma deve essere considerato un tentativo per offrire migliori condizioni di lavoro e di vita ai contadini, senza comunque trascurare il compito di conferire una maggiore produttività alla tenuta. Il criterio con cui i tecnici hanno disposto i nuovi locali è quello di raggruppare i vari caseggiati per ordine di servizio: in questo modo, vicino alla casa padronale, vi sono i magazzini e le abitazioni dei coloni responsabili dei vari reparti e poi le stalle e le scuderie. |
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Per quanto riguarda gli alloggi per gli addetti alla sorveglianza del bestiame, sarebbe stata molto più economica la loro disposizione accanto alle stalle, ma l’esigenza di costruire tali abitazioni in luoghi molto igienici ne ha reso necessaria la collocazione in località lontane dalle stalle. Le dimore dei lavoratori sono arieggiate, comode e pulite: da una parte questo poterebbe risultare oggigiorno inutile, vista la scarsa affluenza di lavoratori nelle campagne e la loro quasi totale sostituzione ad opera dei moderni macchinari. |
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Le vecchie abitazioni degli operai ( 1910 ) |
Le nuove abitazioni, i cortili, il caseificio |
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Sbiancatrice
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Anche la piccola abitazione di proprietari dislocati nell’area periferica ha subito una profonda ristrutturazione esterna ed interna, ma tra gli anni ’20 e ’50 la casa contadina, che aveva in precedenza fatto del fabbricato rurale il centro della propria vita, comincia ad assumere caratteri sempre più omogenei con quelli della dimora urbana. I nuovi locali (silos, rimesse per i macchinari, abitazioni dei residenti) sono più curati dal punto di vista edilizio per evidenziarne la funzionalità e l’estetica. |
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La meccanizzazione degli
anni '50 - Tratto da E. Villa ( a cura di ) Federazione Provinciale |
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